Chiariamo subito che non esiste una classe di Freinet ideale e che il nostro obiettivo non è quello di definire come potrebbe essere questa classe.  Si può solo dire che ci sono classi che vanno nella direzione della pedagogia Freinet, con tutto ciò che questo comporta in termini di dubbi, successi, fallimenti, domande e interrogativi. Tuttavia, sarebbe incoerente sostenere che una classe Freinet o una classe ben avviata a diventarlo non sia riconoscibile all’occhio attento di un osservatore. L’insegnante che decide di introdurre una o più tecniche Freinet nella sua classe si renderà conto molto rapidamente che ognuna di queste tecniche non solo contribuisce alla graduale realizzazione di un nuovo clima nel suo gruppo, ma interagisce anche con altre tecniche introdotte in precedenza. Se l’insegnante è coerente con sé stesso/a, l’avvio del testo libero in classe si accompagnerà presto all’introduzione della corrispondenza interscolastica e del giornale, che a loro volta condurranno alla creazione di altri testi liberi.

Ciò significa che un insegnante che utilizza solo una tecnica Freinet – ad esempio la corrispondenza interscolastica – può affermare di stare facendo “pedagogia Freinet”? Questa ci sembra un’affermazione impropria e pericolosa. Al contrario, noi crediamo che solo quando l’insegnante avrà messo in atto diverse strutture e nuovi modi di lavorare comincerà a emergere una nuova classe, una classe  che né i ragazzi, né i genitori, né lui stesso/a riconosceranno più. Il momento critico in cui la classe “passa” – se così dire – alla pedagogia Freinet è difficile da individuare: in certe classi il carisma dell’insegnante permette di compensare le carenze in vari campi, in altri casi si rivelerà inutile. Ma restiamo pragmatici, entriamo in una classe e cerchiamo di individuare quali criteri osservare per determinare se ci si colloca sulla  via  della pedagogia Freinet o no. Questi criteri non sono presentati qui in ordine di priorità:

a. In questa classe ci sono progetti collettivi e progetti individuali. I ragazzi e l’insegnante cercano di rispondere ai problemi che emergono sia nel grande gruppo che in piccoli gruppi. Ogni ragazzo ha la possibilità di lavorare da solo nelle aree in cui si trova più a suo agio o che lo interessano di più. C’è un equilibrio tra attività di gruppo e attività  individuali. I ragazzi hanno la possibilità di affrontare   sia le difficoltà di lavorare da soli sia quelle di lavorare in gruppo o in squadra, di soppesare i vantaggi, gli svantaggi e  se la modalità scelta è coerente con il  tipo di lavoro previsto. Alcuni apprendimenti sono individualizzati. La classe dispone di strumenti come le schede e i libretti autocorrettivi che consentono ai ragazzi di assumere una certa autonomia nei confronti dell’insegnante e della disciplina.

b. L’organizzazione del lavoro si definisce insieme ai ragazzi. Esistono piani giornalieri, settimanali, mensili e annuali a seconda della fascia d’età. I ragazzi hanno un piano di lavoro quotidiano, settimanale o quindicinale che consente loro di pianificare il lavoro individuale e di valutare regolarmente la sua realizzazione con l’aiuto dell’insegnante.

c. L’insegnante ha realizzato strutture e attività che favoriscono la cooperazione tra i ragazzi al posto   della competizione: per quanto possibile, cerca di evitare inutili confronti; elimina i voti, i giudizi e le pagelle con i voti  numerici. Essi vengono sostituiti da valutazioni scritte più dettagliate e da resoconti dei piani di lavoro.

d. I ragazzi hanno un certo potere nella classe: possono decidere sull’organizzazione di spazi dell’orario non codificati dall’istituzione; possono proporre attività, miglioramenti, cambiamenti; possono scegliere tra diverse possibilità proposte loro dall’insegnante; hanno anche la possibilità di discutere delle loro relazioni con gli altri e con l’insegnante. Tutto ciò  si fa nel consiglio (un consiglio settimanale o un consiglio progettuale all’inizio della settimana o ogni quindici giorni, un consiglio di bilancio a fine periodo, un consiglio quotidiano per i bambini più piccoli). Il consiglio è istituzionalizzato ed è gestito dal gruppo. I ragazzi sanno che è il luogo in cui vengono prese le decisioni importanti per la classe. L’insegnante cerca di offrire a poco a poco ai ragazzi la possibilità di dirigerlo e di assumerne la segreteria.

e. La classe pubblica un giornale scolastico: i ragazzi vi pubblicano i testi liberi, i risultati delle indagini e ricerche, i resoconti delle esperienze, le loro domande, insomma tutto ciò che riguarda la vita della classe. In questo giornale compaiono solo creazioni originali (testi, disegni, giochi, ecc.), a meno che non si tratti di citazioni di documenti  o di documenti indicati come esempio.

f. La classe è aperta al mondo esterno: pratica la corrispondenza con altre classi, con altre persone, fa uscite,  visita mostre, artigiani, aziende e invita  a scuola persone che hanno esperienze di vita da condividere con i ragazzi.

g. L’insegnante promuove nella classe uno spirito di ricerca: incoraggia sia la ricerca collettiva o di gruppo che quella personale. I ragazzi presentano i risultati delle loro ricerche in piccole conferenze, hanno a disposizione una biblioteca di documentazione che si trova nella scuola o nella stessa classe. In quest’ultimo caso, contribuiscono alla classificazione dei documenti. L’obiettivo è quello di rispondere alle domande che emergono in tutti i campi. Questo settore riguarda ciò che viene comunemente inteso con storia, geografia e scienze, ma può anche includere altri campi, come la morale, la filosofia, l’avviamento alla vita sociale, ecc.

h. L’insegnante favorisce  la libera espressione, che però non nasce improvvisamente. L’insegnante deve favorirla valorizzando ciò che è veramente “libero” nell’espressione dei bambini e non  riproduce  stereotipi. L’espressione è inevitabilmente soggetta all’osservazione degli adulti della scuola e degli altri ragazzi. L’insegnante aiuta il ragazzo a liberarsi  a poco a poco dai condizionamenti negativi e ad esprimere realmente ciò che sente attraverso il disegno, la scrittura, la danza, l’espressione corporea, il teatro, la musica, ecc.

i. Un posto speciale è concesso al tâtonnement sperimentale: in tutte le attività, l’insegnante rispetta le iniziative dei bambini e valorizza la ricerca anche al di fuori dei campi più noti. Il tâtonnement  è una legge della vita in generale e come tale ha il diritto di avere spazio nella vita della classe.

Henry LANDROIT*

*Henry Landroit è un insegnante ed è membro del movimento Freinet in Belgio. Questo è il suo blog: L’indispensable bloc-notes d’Henry Landroit.